La sicurezza e l’efficacia di nivolumab 3 mg/kg come agente singolo per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico sono state valutate in uno studio di fase 2, multicentrico, in aperto, a braccio singolo (CA209275). Durvalumab (da solo o in combinazione) è attivo nel carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico, dopo chemioterapia Lo studio CA209017 includeva un numero limitato di pazienti di età 75 anni (11 nel gruppo nivolumab e 18 nel gruppo docetaxel). recettore programmed death–1[morte programmata 1] (PD-1) e blocca la sua interazione con il PD-L1 ed il PD-L2. Il trattamento era continuato fino a che si osservava un beneficio clinico o fino a quando il trattamento non era più tollerato. L’età mediana era pari a 65 anni (range: 18-87), il 59% dei pazienti erano maschi ed il 99,5% erano bianchi. C’è stato un aumento dose-dipendente di perdite fetali ed un aumento della mortalità neonatale a partire dal terzo trimestre. Dallo studio clinico nel SCCHN sono stati esclusi i pazienti con un performance status al basale ≥ 2, metastasi cerebrali o leptomeningee attive, malattia autoimmune attiva, condizioni mediche che richiedevano immunosoppressione sistemica, o carcinoma del nasofaringe o delle ghiandole salivari come siti del tumore primario (vedere paragrafì 4.5 e 5.1). Le linee guida per l’interruzione permanente o la sospensione delle dosi sono descritte nella Tabella 4. in data: 20/05/2020, Informazioni aggiornate al: 21/10/2020 I farmaci anti PD-1 (ad esempio il nivolumab e il pembrolizumab) agiscono invece bloccando l’interazione tra PD-1, molecola co-inibitoria espresso … Al miglioramento, la somministrazione di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab può essere ripresa dopo la sospensione graduale dei corticosteroidi, ove necessario. I pazienti con metastasi cerebrali attive o metastasi leptomeningee, malattia autoimmune attiva, o pazienti affetti da condizioni mediche che richiedevano un’immunosoppressione sistemica sono stati esclusi dallo studio. La durata mediana della risposta è stata di 13,2 mesi (95% IC: 8,2; NE), c Determinato per soggetti con CR o PR NE = non stimabile. OPDIVO in monoterapia o in associazione ad ipilimumab è indicato per il trattamento del melanoma avanzato (non resecabile o metastatico) negli adulti. Il monitoraggio della funzione surrenalica e dei livelli ormonali deve essere continuato per essere sicuri che sia utilizzata un’appropriata terapia sostitutiva steroidea. Dopo la somministrazione della dose di nivolumab, lavare la linea con una soluzione iniettabile di sodio cloruro 9 mg/mL (0,9%) o con una soluzione iniettabile di glucosio 50 mg/mL (5%). La randomizzazione era stratificata per stato BRAF e PD-L1 del tumore e migliore risposta al precedente trattamento con ipilimumab. OPDIVO non deve essere somministrato per infusione contemporaneamente ad altri medicinali nella stessa linea endovenosa. I pazienti con un sito primario di carcinoma orofaringeo come valutato dallo sperimentatore sono stati testati per HPV (determinato tramite immunoistochimica [IHC] p16). L’HR per l’OS per nivolumab in associazione ad ipilimumab vs. nivolumab in monoterapia era 0,71 (95% IC: 0,45; 1,13) per i pazienti con mutazione BRAF[V600] positiva e 0,97 (95% IC: 0,74; 1,28) per i pazienti con tumori BRAF wild-type. differenze clinicamente significative tra una dose di nivolumab di 480 mg ogni 4 settimane o 3 mg/kg ogni 2 settimane nel trattamento adiuvante del melanoma, nel melanoma avanzato e nel RCC avanzato. Amiloride e Triamterene vengono utilizzati sfruttandone la capacitàdi ridurre l’eliminazione di potassio in associazione ai diuretici dell’ansa, sebbene … L’effetto della compromissione renale sulla clearance di nivolumab è stata valutata in pazienti con compromissione renale lieve (GFR < 90 e ≥ 60 mL/min/1,73 m2; n = 379), moderata (GFR < 60. e ≥ 30 mL/min/1,73 m2; n = 179) o severa (GFR < 30 e ≥ 15 mL/min/1,73 m2; n = 2) rispetto a pazienti con funzionalità renale normale (GFR ≥ 90 mL/min/1,73 m2; n = 342) in analisi farmacocinetiche di popolazione. Meccanismo d’azione Nivolumab è un anticorpo monoclonale immunoglobulina G4 (IgG4) u-mano (HuMAb), che si lega al recettore programmed death-1[morte pro-grammata 1] (PD-1) e blocca l’interazione con i suoi ligandi PD-L1 ed il PD-L2. In base alla severità della reazione avversa, nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab deve essere sospeso e devono essere somministrati i corticosteroidi. Nei pazienti trattati con nivolumab in monoterapia, l’incidenza di disturbi alla tiroide, inclusi ipotiroidismo o ipertiroidismo, è stata del 9,6% (248/2578). Le curve di Kaplan-Meier per l’OS sono mostrate nella Figura 9. Una precedente terapia adiuvante o neoadiuvante era consentita se era stata completata almeno 6 settimane prima della randomizzazione. Gentilissimo Dott. Categoria farmacoterapeutica: agenti antineoplastici, anticorpi monoclonali. Uso di nivolumab in pazienti con melanoma con progressione rapida di malattia. Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 2,6 mesi (range: 0,5-21,8). Sulla base della dose prescritta, calcolare la dose totale da somministrare. Casi di grado 3 e 4 sono stati riportati, rispettivamente nel 1,6% (41/2578) e nello 0,3% (9/2578) dei pazienti. Tabella 22: Risultati di efficacia aggiornati in pazienti con linfoma di Hodgkin classico recidivante/refrattario provenienti da follow-up a più lungo termine dello studio CA209205, Mesi (intervallo) 2,2 (1,6-9,1) 2,1 (0,8; 8,6), Mesi (intervallo) 22,7 (1,9-27,2) 16,2 (1,4; 20,4), b I pazienti nella Coorte C (n = 33) che hanno ricevuto brentuximab vedotin solo prima di ASCT hanno mostrato una ORR del 70% (95% IC: 51; 84), una CR del 15% (95% IC: 5; 32), una PR del 55%, (95% IC: 36; 72). recettore programmed death–1[morte programmata 1] (PD-1) e blocca la sua interazione con il PD-L1 ed il PD-L2. Lo studio includeva pazienti (di età pari o superiore a 18 anni), che avevano presentato progressione di malattia durante o dopo 1 o 2 precedenti regimi anti-angiogenici e non più di 3 regimi di trattamento sistemici precedenti. La prima rivalutazione del tumore è stata condotta 9 settimane dopo l’inizio del trattamento e continuata successivamente fino a progressione di malattia o interruzione del trattamento. Un flaconcino da 4 mL contiene 40 mg di nivolumab. Nei pazienti trattati con nivolumab 1 mg/kg in associazione ad ipilimumab 3 mg/kg nel melanoma, l’incidenza di polmonite, inclusa la malattia polmonare interstiziale, è stata del 7,8% (35/448). OPDIVO in associazione ad ipilimumab è indicato per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule renali avanzato a rischio intermedio/sfavorevole (vedere paragrafo 5.1). La sicurezza e l’efficacia di nivolumab 3 mg/kg come agente singolo per il trattamento del cHL recidivante o refrattario dopo ASCT sono state valutate in due studi multicentrici, in aperto, a braccio singolo (CA209205 e CA209039). Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce. Le valutazioni del tumore erano effettuate ogni 12 settimane per i primi 2 anni e continuate successivamente ogni 6 mesi. Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente. Descrizione di reazioni avverse selezionate, Nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab è associato a reazioni avverse, immuno-correlate. Lo studio ha incluso pazienti (di età pari o superiore a 18 anni) con SCCHN (cavità orale, faringe, laringe) ricorrente o metastatico, confermato istologicamente, allo stadio III/IV, non candidabile a terapie locali ad intento curativo (intervento chirugico o terapia radiante con o senza chemioterapia) e che avevano presentato progressione di malattia durante o entro 6 mesi da un regime di terapia a base di platino e che avevano un ECOG performance status pari a 0 o 1. sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V. Negli studi clinici non sono stati riportati casi di sovradosaggio. Pembrolizumab ( Keytruda ), che presenta lo stesso meccanismo d’azione di Nivolumab, è stato approvato dall’FDA alla fine del 2015, e trova indicazione nei pazienti con tumore NSCLC avanzato squamoso o non-squamoso, già trattati. Categoria farmacoterapeutica: agenti antineoplastici, anticorpi monoclonali. La somministrazione di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab non deve essere ripresa mentre il paziente sta ricevendo dosi immunosoppressive di corticosteroidi o altra terapia immunosoppressiva. La profilassi antibiotica deve essere utilizzata per prevenire le infezioni opportunistiche in pazienti che ricevono una terapia immunosoppressiva. Dal punto di vista microbiologico il medicinale deve essere utilizzato immediatamente. Casi di grado 3 sono stati riportati nell’1,6% (41/2578) dei pazienti. Casi di grado 2, grado 3 e grado 4 sono stati riportati, rispettivamente, nel 1,6% (7/448), 0,9% (4/448) e 0,7% (3/448) dei pazienti. Gli ORR erano del 17% (95% IC: 8,4; 29,0) per nivolumab e dell’11% (95% IC: 2,4; 29,2) per la chemioterapia nel sottogruppo con mutazione BRAF positiva e del 30% (95% IC: 24,0; 36,7) e del 9% (95% IC: 4,6; 16,7), rispettivamente, nel sottogruppo BRAF ‘wild-type’. Diarrea e colite persistenti devono essere trattate con i corticosteroidi equivalenti ad una dose di 0,5-1 mg/kg/die di metilprednisolone. ... Nivolumab … una soluzione iniettabile di glucosio 50 mg/mL (5%). L’attività clinica è stata osservata indipendentemente dallo stato di espressione tumorale del PD-L1. Il ruolo della molecola PD1 nel sopprimere l’immunità anti-tumorale e il meccanismo d’azione del Nivolumab … paragrafi 4.5 e 5.1). Un totale di 582 pazienti sono stati randomizzati a ricevere o nivolumab somministrato per via endovenosa, in un periodo di 60 minuti, alla dose di 3 mg/kg ogni 2 settimane (n = 292) o docetaxel alla dose di 75 mg/m2 ogni 3 settimane (n = 290). Ipopituitarismo di grado 2 si è manifestato nel 0.4% (2/547) dei pazienti. Le valutazioni del tumore, in accordo ai RECIST, versione 1.1, erano effettuate 9 settimane dopo la randomizzazione, e continuate successivamente ogni 6 settimane. Tuttavia il ruolo di questo biomarcatore (espressione tumorale del PD-L1) non è stato completamente chiarito. Questa osservazione è confermata con i risultati dell’OS ad un follow-up minimo di 36 mesi. Trasferire il concentrato in un flacone di vetro sterile sotto vuoto o in contenitore per infusione endovenosa (PVC o poliolefina). (95% IC: 49; 71) per l’associazione (n = 73) e del 53% (95% IC: 36; 68) e del 44% (95% IC: 28; 60) per ipilimumab (n = 37). Nove dei 49 pazienti (18,4%) sono deceduti a causa delle complicanze del HSCT allogenico dopo nivolumab. Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicità embriofetale (vedere paragrafo 5.3). Polmonite o malattia polmonare interstiziale severe, compresi casi con esito fatale, sono state osservate con nivolumab in monoterapia o con nivolumab in associazione ad ipilimumab (vedere paragrafo 4.8). endstream endobj 2343 0 obj <>/Filter/FlateDecode/Index[187 2140]/Length 65/Size 2327/Type/XRef/W[1 1 1]>>stream Buccheri, intanto la ringrazio e le faccio i complimenti per il supporto che offrite. 2. L’incidenza di anticorpi neutralizzanti contro nivolumab è stata 0,5% con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg ogni 3 settimane e 4.6% con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg ogni 3 settimane. Il tempo mediano all’insorgenza di queste endocrinopatie è stato di 2,8 mesi (range: 0,3-29,1). Devono essere usate misure contraccettive efficaci per almeno 5 mesi dopo l’ultima dose di nivolumab. Un totale di 418 pazienti sono stati randomizzati a ricevere o nivolumab (n=210) somministrato per via endovenosa, in un periodo di 60 minuti, alla dose di 3 mg/kg ogni 2 settimane o dacarbazina (n=208) alla dose di 1000 mg/m2 ogni 3 settimane. – – -- – – Ipilimumab (eventi: 245/315), mediana e 95% IC: 2,89 (2,79; 3,42). In questi pazienti deve essere tenuto in considerazione il beneficio del trattamento con nivolumab rispetto al possibile rischio (vedere paragrafo 4.8). Può essere necessario posticipare la somministrazione o interrompere il trattamento in base alla sicurezza ed alla tollerabilità individuali. Rispetto a nivolumab in monoterapia, un aumento della PFS per l’associazione nivolumab ed ipilimumab è stato accertato solo nei pazienti con bassa espressione tumorale del PD-L1. Casi di grado 2 e di grado 3 sono stati riportati, rispettivamente, nel 13,7% (75/547) e 3,7% (20/547) dei pazienti. Questo studio includeva pazienti indipendentemente dallo stato di PD-L1 del loro tumore. La misura di esito di efficacia primaria era l’ OS. Sono state condotte ulteriori analisi di sottogruppi prespecificati per valutare l’efficacia in funzione della espressione tumorale di PD-L1 a livelli predefiniti di 1%, 5% e 10%. Il nivolumab, invece, ha dimostrato di essere più efficace della chemioterapia a base di taxotere in tutti i pazienti, a prescindere dalla espressione del biomarcatore, ma dopo la chemioterapia a base di … Role of dietary fiber in diverticular disease and colon cancer. In assenza di dati, nivolumab deve essere usato con cautela in queste popolazioni e dopo aver attentamente considerato su base individuale il potenziale beneficio/rischio. I risultati di efficacia basati sull’ORR valutato dagli sperimentatori sono mostrati, di seguito, nella Tabella 15. Nella popolazione con melanoma metastatico non precedentemente trattato, la frequenza delle reazioni avverse cardiache è stata più bassa nel gruppo nivolumab rispetto al gruppo dacarbazina. Studio randomizzato di Fase 3 vs. dacarbazina (CA209066). Meccanismo d’azione: Agisce come immunomodulatore, bloccando la proteina PD-1 (Programmed cell death 1), un recettore co-inibitorio espresso dai linfociti T attivati, necessario per eludere la … Il numero dei precedenti regimi sistemici ricevuti era di 1 per il 27% dei pazienti, 2 per il 51% dei pazienti e > 2 per il 21% dei pazienti. Al miglioramento, la somministrazione di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab può essere ripresa dopo la sospensione graduale dei corticosteroidi. Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 2,1 mesi. Tuttavia, corticosteroidi sistemici ed altri immunosoppressori possono essere utilizzati dopo aver iniziato nivolumab per trattare le reazioni avverse immuno-correlate. Colite o diarrea di grado 3 osservate con nivolumab in associazione ad ipilimumab richiedono l’interruzione permanente del trattamento e l’inizio di corticosteroidi equivalenti ad una dose di 1-2 mg/kg/die di metilprednisolone. La EQ-VAS media è aumentata nel tempo in entrambi i gruppi di trattamento, indicando un miglior stato di salute generale nei pazienti che sono rimasti in trattamento. La randomizzazione è stata stratificata per espressione di PD-L1 (≥ 5% vs. < 5%/indeterminata) e stadio della malattia secondo il sistema di stadiazione dell’AJCC. Le misure di esito aggiuntive comprendevano la durata ed il tempo alla risposta. Casi di grado 2, grado 3 e grado 4 sono stati riportati, rispettivamente, nel 13,6% (61/448), 15,8% (71/448) e 0,4% (2/448) dei pazienti. Nel carcinoma della testa e del collo è stato osservato un maggior numero di decessi entro 3 mesi nel gruppo nivolumab rispetto al gruppo docetaxel. Anche se entrambi i bracci dello studio hanno ricevuto terapia attiva, i dati QoL devono essere interpretati nel contesto di un disegno dello studio open-label e pertanto considerati con cautela. I pazienti che avevano metastasi cerebrali trattate erano eleggibili se, da un punto di vista neurologico erano tornati alla situazione basale almeno due settimane prima dell’arruolamento e che o non erano in trattamento con corticosteroidi, o erano trattati con una dose stabile o decrescente equivalente a < 10 mg al giorno di prednisone. 4 mL di concentrato in un flaconcino da 10 mL (vetro di Tipo I) con tappo (gomma butilica rivestita) e ghiera a strappo blu scuro (alluminio). Il tempo alla risoluzione è variato da 0,4 a 155,4+ settimane. Non è raccomandato l’aumento graduale o la riduzione della dose. OPDIVO od OPDIVO in associazione ad ipilimumab deve essere interrotto permanentemente in caso di: Reazioni avverse di grado 4 o reazioni avverse ricorrenti di grado 3; Reazioni avverse di grado 2 o 3 persistenti nonostante siano state trattate. I campioni di tessuto tumorale pre-studio erano sistematicamente raccolti prima della randomizzazione al fine di condurre le analisi di efficacia pre-pianificate in accordo all’espressione tumorale del PD-L1. Le rivalutazioni del tumore continuavano dopo l’interruzione del trattamento nei pazienti che interrompevano il trattamento per ragioni diverse dalla progressione. In caso di polmonite di grado 3 o 4, nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab deve essere interrotto permanentemente e devono essere iniziati i corticosteroidi equivalenti ad una dose di 2-4 mg/kg/die di metilprednisolone. Prima di iniziare il trattamento con questa associazione, si consiglia ai medici di valutare attentamente il singolo paziente e le caratteristiche del tumore, tenendo in considerazione i benefici osservati e la tossicità dell’associazione rispetto a nivolumab in monoterapia (vedere paragrafì 4.8 e 5.1). Il trattamento oltre la progressione di malattia definita su valutazione iniziale dello sperimentatore secondo i RECIST, versione 1.1 era permesso se a giudizio dello sperimentatore il paziente aveva beneficio clinico e riusciva a tollerare il farmaco in studio.